Combattimento
Chiunque
di noi, sin da bambino, ha sempre sognato di essere un cavaliere con la
sua spada e l'armatura lucente, sempre in giro in difesa dei deboli.
Non ho vergogna di confessare che questo mio amore è iniziato proprio
in questi ambiti. Una forte spinta è certamente venuta dalle nostre
terre, piene di storia e di strutture costruite tanto tempo fa ma che
ancor oggi fanno sognare ad occhi aperti; parlo del castello di Labro,
Roccasinibalda, Collalto, i castelli di Rocchette, Greccio, Fonte
Colombo, dell'abbazia di Farfa e della stessa Rieti, comune in cui sono
nato ed in cui vivo, dove ogni angolo ha una storia, un'episodio,
qualcosa da raccontare.
I primi studi sono stati fatti leggendo i vari metodi che la storia ci
ha tramandato, quali l'I33, il Flos Duellatorum ed il Codex
Wallerstein, e guardando ore ed ore di filmati fatti da persone che
condividono la mia stessa passione. Sin dalle prime battute però, mi
sono reso conto che a volte ricostruzioni filologicamente ardite di
quanto scritto su questi metodi potessero trasformarsi a
trasfigurazioni di quanto in realtà si insegnava nel medioevo italiano.
La scuola del prof. Maltese ci restituisce stili di arti marziali
italiane attraverso lo studio dei trattati rielaborati seguendo i
collegamenti nascosti con il Kali filippino. Oggi faccio parte
dell'ISAM, l'istituto superiore di Arti Marziali, attraverso l'opera
del dott. Lucandri, il quale ringrazio vivamente per i suoi operati.
I nostri studi sono basati soprattutto su due metodi: L'I33 ed il Flos
Duellatorum. Il primo metodo è risalente al tredicesimo secolo e studia
l'arte del combattimento con spada ad una mano e boccoliere; piccolo
scudo di forma circolare con impugnatura anziché fissaggio a braccio.
Il Flos Duellatorum è il metodo di arti marziali italiane per
eccellenza; scritto da Fiore de' Liberi, maestro d'arme di Cividale nel
Friuli nel quattordicesimo secolo, il maestro riporta stili di
combattimento italiani in diverse discipline. Anche se il metodo è
stato scritto nel secolo successivo a quello di nostro riferimento,
certamente lo stile di combattimento del maestro friulano non si
discosta in maniera eccessiva rispetto alla scrima italiana del nostro
periodo, in quanto il tredicesimosecolo è un periodo di evoluzione sia
sotto l'aspetto culturale che militare, tra le tante innovazioni
ricordiamo l'introduzione dell'armatura a piastre, che andava a
complementarsi con quella ad anelli, a cuoio bollito. Dopo anni di
studio la nostra associazione è in grado di poter maneggiare con molta
padronanza, le tecniche a corpo libero, tecniche con daga, spada ad una
mano, spada “bastarda” italiana ad una mano e mezza, tecniche con spada
e scudo, mazze, asce, bastoni, lance e tecniche miste, utilizzate ancor
oggi come tecniche di difesa personale.
Da quando la scherma storica è diventata di moda ho visto ardite
interpretazioni della scrima: posizioni del corpo assolutamente
innaturali, armi storicamente errate come le daghe romane utlizzate
contro guanti armati, spade utilizzate per essere “schiantate” l'une
contro le altre solo per far vedere scintille provocate dallo
sfregamento delle lame e tanti altri errori storici che sminuiscono la
bellezza dell'arte marziale europea per eccellenza.
Il nostro scopo è quello di migliorare ogni giorno di più, per questo
ci piace affrontare il futuro con la consapevolezza di conoscere le
nostre arti marziali e le usanze che oggi non appartengono più solo al
passato.
Il presidente
Danilo Bonanni