Cucina
Nell'immaginario collettivo la cucina medioevale viene rappresentata come una
gastrononomia rozza e pesante, carica di sapori speziati, zuccherosi ,sicuramente non paragonabili
ai nostri gusti moderni. Tutti noi, pensando al medioevo, immaginiamo un cuoco impegnato ad arrostire
un bel cinghialotto e a ricoprirlo di miele e spezie. Sebbene cuocere in questo modo selvaggina e
volatili fosse pratica comune, i signori dell'epoca avevano a disposizione vere e proprie brigate di
cuochi che, fortunatamente, ci hanno lasciato ricettari e interi libri gastronomici, leggendo i quali
possiamo capire quanto fossero raffinati nelle preparazioni. E' vero che solo nel tardo medioevo grazie
a cuochi innovatori come il Maestro Martino (autore del "Libro de Arte Coquinaria"), si cominciano ad
usare spezie meno aggressive come il rosmarino, la maggiorana, si utilizzano tecniche di cottura ben
precise secondo i tagli della carne, si mangia la pasta "asciutta" e non cotta nel latte. Insomma, è in
questo periodo d'oro, di grande innovazione, che si gettano le radici per la grande cucina Italiana, che
verrà esportata nelle corti europee dalle brigate di Caterina Dè Medici. E allora non resta che riscoprire,
oltre 600 anni dopo, questa grande tradizione gastronomica, fatta di prodotti stagionali e di originali
pietanze, che certo non sfigurano neanche oggi in confronto con le pietanze preparate dai ben più blasonati
chef moderni.